Ritratti in studio con attrezzatura amatoriale Ritratti in studio con attrezzatura amatoriale

Il ritratto in studio, uno dei generi più apprezzati e amati, è considerato il più delle volte inavvicinabile dai fotoamatori alle prime armi, in soggezione di fronte a pannelli riflettenti, beauty dish, soft box, bank, ring flash e compagnia. Potrà sembrarti incredibile, ma è possibile ottenere ritratti in studio disponendo solo di un’attrezzatura acquistabile per poche centinaia di euro.

Il corredo

Per poter sperimentare seriamente con il ritratto in studio, servono un flash speedlite, una coppia di trasmettitori radio (trigger), uno stativo, un diffusore e un pannello riflettente. Il budget per dotarsi di questa attrezzatura è davvero minimo e online puoi trovarla con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Il flash è senza dubbio l’elemento più costoso, ma è possibile trovare soluzioni economiche che tuttavia non mancano di caratteristiche tipiche dei modelli di fascia alta.

Con un solo punto luce a disposizione, ci limiteremo a quattro schemi complessivi, più che sufficienti per far sì che un ritratto casalingo sembri scattato in studio. Al di là delle indicazioni generali, va da sé che la sensibilità personale e la fantasia sono sempre importanti.

Il flash esterno montato sulla slitta della fotocamera può andar bene in situazioni di emergenza, ma per ottenere un pieno controllo della luce e sfruttarne le caratteristiche per fini artistici è necessario usare un controllo da remoto. Per far questo servono due trasmettitori radio (trigger), da posizionare sulla reflex e alla base del flash, e uno stativo su cui fissare il flash stesso. Per rendere il lampo meno netto e ammorbidire le ombre che si andranno a creare sul viso del nostro soggetto, meglio utilizzare un diffusore da posizionare davanti al flash. Consigliabile, per prezzo e resa complessiva, un ombrellino, ma va bene anche un soft box. Più grandi sono le dimensioni del diffusore, più la luce del flash risulterà morbida. Possiamo sfruttare la luce diretta, indirizzando il flash verso il soggetto, o di rimbalzo, con il flash posizionato nella direzione opposta a quella del soggetto. Il pannello riflettente, usato per riflettere la luce del flash e ammorbidire ulteriormente le ombre, può essere considerato un optional, ma di certo non guasta nel corredo del fotoamatore e può risultare utile in parecchie circostanze.

Per quanto riguarda gli obiettivi da utilizzare, una lente cosiddetta “normale”, come un 50mm, possibilmente molto luminosa (aperture a partire da f/1,8 garantiscono anche un buon effetto sfocato), oppure un 35mm, che su una APS-C diventa equivalente a un cinquantino, se consideriamo il fattore di crop del sensore ridotto. Meglio ancora un medio tele. Se hai a disposizione una reflex full frame, l’85mm o il 135mm sono le scelte migliori.

Le luci

1) Luce frontale

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La luce frontale è lo schema più semplice e, per certi aspetti, più naturale. Utilizzando il flash su stativo, abbinato a un diffusore, dovrai posizionare il punto luce esattamente alle tue spalle, sopra la testa, a poca distanza dal punto di ripresa (il punto in cui si trova l’obiettivo). Ponendo un pannello riflettente bianco all’altezza della vita del soggetto, ne schiarirai il busto. Il risultato è un ritratto “piatto” e molto morbido, senza ombre ben definite. L’assenza di ombre toglie drammaticità e volume alla composizione.

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2) Luce laterale a 45°

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Posizionando il flash a circa 45° rispetto al punto di ripresa, otterrai un ritratto con maggiore volume, grazie alla presenza di ombre sulla parte del volto più lontana dal punto luce. Per evitare che l’ombra del naso risulti troppo marcata, puoi posizionare un pannello riflettente opposto al flash per ammorbidire il contrasto. Questo è uno schema molto semplice da ottenere e consente un risultato solitamente più dinamico rispetto a una semplice luce frontale.

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3) Luce laterale a 90°

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Un effetto estremo può essere ottenuto posizionando il flash esattamente a 90° rispetto al soggetto. In tal modo si otterrà un volto nettamente diviso in due: la parte più vicina alla luce risulterà illuminata, mentre l’altra metà apparirà buia, a eccezione dell’occhio, più sporgente rispetto al resto del volto. Con questa tecnica è possibile sperimentare molto con i contrasti e le forme, esaltando solo alcune parti del viso o del corpo, che emergeranno con forza dall’oscurità.

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 4) Luce Rembrandt

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Questa tecnica deve il suo nome al celebre pittore, che era solito realizzare i propri ritratti avvalendosi di un’illuminazione che rischiarava un’area vagamente triangolare sotto l’occhio più lontano dal punto luce. Ottima per i ritratti drammatici o maschili, è ottenibile posizionando il flash a circa 75° a lato del soggetto, in posizione più elevata rispetto al viso. In tal mondo, l’ombra del naso andrà a congiungersi con quella dello zigomo, creando il tipico triangolo.

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Dario Ronzoni

Redattore hi-tech e fotografo freelance, inizia a scattare da bambino con la Canon FTb QL del padre. Specializzato in alternative portraiture, goth, urbex, organizza corsi di fotografia e fotoritocco. Possiede numerose Polaroid con le quali si diverte a scattare e sperimentare.

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